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RAPIMENTO, TORTURA E UCCISIONE EXTRAGIUDIZIALE PERPETRATI DALLA BRANCA SIRIANA DEL PKK: ALAAALDDIN ALAMIN

RAPIMENTO, TORTURA E UCCISIONE EXTRAGIUDIZIALE PERPETRATI DALLA BRANCA SIRIANA DEL PKK: ALAAALDDIN ALAMIN

Il rapimento, la tortura e l'uccisione extragiudiziale del cittadino svedese e uomo curdo del Rojava, Alaaalddin Alamin, da parte dell'Unità di Intelligence Femminile del PKK

11 marzo 2026European Kurdish Rights Watch (EKRW)

AMBITO, FONTI E METODOLOGIA

Il presente rapporto è stato redatto da European Kurdish Rights Watch (EKRW). Esso documenta il rapimento, la tortura e l'uccisione extragiudiziale di Alaaalddin Alamin (nato il 01.07.1991), cittadino svedese di origine curda del Rojava, perpetrati dall'Unità di Intelligence Femminile del PKK operante sotto le SDF — le Forze Democratiche Siriane, valutate come la branca siriana dell'organizzazione terroristica PKK. Il rapporto analizza il caso nel quadro del diritto internazionale dei diritti umani, del diritto internazionale umanitario e del diritto penale internazionale, ed espone conclusioni giuridiche volte a stabilire la responsabilità.

1.1 Fonti primarie

  • Intervista alla madre della vittima, Zainab Mohammed — Rûdaw TV, 09 marzo 2026
  • Intervista allo zio della vittima, Ali al-Amin — Welat TV, 09 marzo 2026
  • Intervista alla sorella della vittima, Bushra Alamin — Radio Arta, 09 marzo 2026
  • Certificato medico/di morte manoscritto firmato dal Dr. Faris Hamo, datato 16 gennaio 2026
  • Breve filmato video di veicoli delle SDF registrato da Bushra Alamin il 20 ottobre 2025
  • Reportistica open-source e schemi documentati relativi alla regione

1.2 Fonti internazionali di supporto

  • Amnesty International, «Aftermath: Injustice, Torture and Death in Detention in North-East Syria» (aprile 2024)
  • Commissione d'Inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria, molteplici rapporti annuali 2020-2023
  • Rapporto sui diritti umani 2023 del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti
  • Human Rights Watch, «Under Kurdish Rule» (2014)
  • Documentazione 2025 della Syrian Network for Human Rights (SNHR)
  • Documentazione 2024 di Syrians for Truth and Justice (STJ)
  • Dichiarazioni e rapporti di Reporter Senza Frontiere (RSF)
  • Ricerca documentata dell'analista Kyle Orton sugli assassinii del PKK (2012-2014)

1.3 Nota metodologica

Tutte le affermazioni contenute nel presente rapporto sono state corroborate mediante riscontro incrociato con molteplici fonti indipendenti o si basano su testimonianze credibili. I limiti probatori sono esplicitamente indicati nelle sezioni pertinenti. Le constatazioni fattuali e le valutazioni giuridiche sono mantenute distinte lungo tutto il rapporto.

SEQUENZA DEGLI EVENTI E FATTI DOCUMENTATI

2.1 Identità della vittima e scopo del ritorno

Alaaalddin Alamin, nato il 1° luglio 1991, è un uomo curdo del Rojava, indicato in alcuni resoconti della stampa come Alaa Alamin o Alaaddin Adnan Amin. Sua madre è Zainab Mohammed. Fuggì dalla Siria a causa della guerra civile nel 2014 e acquisì successivamente la cittadinanza svedese. Si recò nella sua città natale di Qamishli il 7 settembre 2025, transitando attraverso la Regione del Kurdistan iracheno, allo scopo di sposarsi. Aveva programmato di tornare in Svezia con la moglie.

2.2 Rapimento: 20 ottobre 2025 — Unità di Intelligence Femminile del PKK

Nelle ore tarde del 20 ottobre 2025, un gruppo armato di personale femminile velato giunse all'abitazione della famiglia con un convoglio di due veicoli. Il gruppo, valutato come appartenente all'Unità di Intelligence Femminile del PKK, si presentò come forze di sicurezza locali (Asayish). Alaaalddin Alamin fu condotto con la forza ai veicoli senza che gli fosse permesso di cambiarsi i vestiti o di calzare le scarpe. Sua sorella, Bushra Alamin, riuscì a riprendere alcuni secondi di filmato video dei veicoli.

Le autorità di sicurezza locali esaminarono in seguito tale filmato e riconobbero che sia i veicoli sia il personale appartenevano a loro. Ciononostante, affermarono di non avere alcuna conoscenza del luogo in cui si trovava Alamin. Questa contraddizione è un chiaro indicatore di un meccanismo istituzionale di negazione e di occultamento deliberato delle informazioni.

2.3 Sei mesi di sparizione e angoscia della famiglia

Per circa sei mesi dopo il rapimento, non si ebbe alcuna informazione su Alamin. Sua madre Zainab Mohammed e altri membri della famiglia si rivolsero alle autorità, a organizzazioni per i diritti umani e a varie istituzioni, ma non ricevettero alcuna informazione da nessuna di esse. Questo periodo riflette la forma più grave di pratica della sparizione forzata.

2.4 Restituzione del corpo: 8 marzo 2026

L'8 marzo 2026, il padre di Alamin fu chiamato da un numero di telefono svizzero e invitato nella città di Hasakah, il centro amministrativo delle SDF. All'arrivo, ricevette un'altra chiamata da un numero diverso che lo informava che il corpo di suo figlio si trovava in un ospedale. Quando la famiglia ricevette il corpo, esso era coperto di lividi e in uno stato avanzato di decomposizione, indicando che la morte era avvenuta molto tempo prima della consegna.

2.5 Certificato di morte falsificato e occultamento

Il documento ufficiale fornito alla famiglia, firmato dal Dr. Faris Hamo e datato 16 gennaio 2026, registra la causa del decesso come un infarto. Tale data corrisponde a circa 50 giorni prima che la famiglia fosse avvisata, l'8 marzo 2026. Il profondo divario tra la data dichiarata del decesso e la data della notifica indica fortemente una strategia deliberata di insabbiamento: il corpo potrebbe essere stato trattenuto per consentire alla decomposizione di cancellare le prove della tortura.

2.6 Constatazioni forensi: prove di tortura

Medici indipendenti incaricati dalla famiglia constatarono che il corpo recava gravi segni di tortura. Indicatori di abuso fisico furono identificati in molteplici aree del corpo, e una perforazione fu rilevata nel cranio. Tali constatazioni confutano direttamente la conclusione ufficiale di morte per infarto e indicano un'esecuzione extragiudiziale a seguito di violenza sistematica.

2.7 Un dettaglio cruciale: il numero di telefono svizzero

Un elemento particolarmente sorprendente di questo caso è che il padre fu contattato da un numero di telefono svizzero dall'interno del territorio siriano controllato dalle SDF. L'identità della persona o dell'organizzazione che effettuò tale chiamata rimane sconosciuta. Quale rete o individuo collegato al PKK con base in Svizzera ha coordinato questa comunicazione? Quali attori europei avevano conoscenza anticipata delle operazioni in Siria? I servizi di sicurezza svizzeri e svedesi hanno l'obbligo di indagare con urgenza su tali questioni.

CONTESTO REGIONALE: CONSTATAZIONI INDIPENDENTI DI ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Il caso Alaaalddin Alamin si inserisce in uno schema ben documentato di gravi violazioni dei diritti umani nel nord-est della Siria. Molteplici organizzazioni internazionali indipendenti hanno registrato torture sistematiche, detenzioni arbitrarie e repressione politica nelle aree controllate dalle SDF/PKK.

3.1 Amnesty International: rapporto dell'aprile 2024

Il rapporto dell'aprile 2024 di Amnesty International «Aftermath: Injustice, Torture and Death in Detention in North-East Syria» documenta in modo esaustivo l'uso pervasivo e sistematico della tortura nelle strutture di detenzione delle SDF. Il rapporto contiene testimonianze credibili di detenuti privati di rappresentanza legale, di confessioni estorte sotto tortura utilizzate come prova principale nei procedimenti, e di famiglie tenute all'oscuro della sorte dei loro congiunti per periodi prolungati.

3.2 Commissione d'Inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria: rapporti annuali 2020-2023

La Commissione d'Inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria ha corroborato in modo indipendente i metodi di tortura impiegati nelle strutture delle SDF in molteplici rapporti annuali nell'arco del periodo 2020-2023. I metodi documentati comprendono:

  • Shabeh: sospensione prolungata per gli arti
  • Gravi percosse con tubi flessibili e cavi
  • Scariche elettriche
  • Ustione di parti del corpo
  • Violenza sessuale

Tali metodi sono direttamente coerenti con le lesioni documentate sul corpo di Alaaalddin Alamin.

ANALISI GIURIDICA E QUADRO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

4.1 Divieto di sparizione forzata

I fatti documentati rientrano pienamente nella definizione giuridica internazionale di sparizione forzata. L'articolo 2 della Convenzione internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (2006) la definisce come la privazione della libertà da parte di attori statali o assimilabili allo Stato, seguita dal rifiuto di riconoscere la privazione o di rivelare la sorte della persona, sottraendola così alla protezione della legge. Il caso Alamin soddisfa tutti e tre gli elementi: detenzione arbitraria, negazione istituzionale e sei mesi di occultamento delle informazioni.

4.2 Divieto di tortura e di trattamenti inumani

I gravi segni di tortura individuati all'autopsia e la perforazione nel cranio attestano una violazione del divieto assoluto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti di cui all'articolo 1 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura (1984). Il divieto di tortura è una norma assoluta che non ammette eccezioni nel diritto internazionale (jus cogens).

4.3 Violazione del diritto alla vita ed esecuzione extragiudiziale

Le prove forensi indicano fortemente che la morte di Alaaalddin Alamin è derivata da violenza sistematica senza alcun procedimento giudiziario. L'articolo 6 del Patto internazionale sui diritti civili e politici garantisce il diritto alla vita. La produzione di un certificato di morte falsificato e la ritenzione del corpo per 50 giorni sono indicatori cruciali del fatto che questa violazione è stata deliberata e premeditata.

4.4 Produzione di documenti ufficiali falsificati

La redazione del certificato di morte ufficiale firmato dal Dr. Faris Hamo — che registra la causa del decesso come un infarto per occultare la verità — costituisce l'autonomo reato di falso documentale, estende la responsabilità penale e indica un insabbiamento istituzionale.

4.5 Obblighi di protezione consolare della Svezia

La cittadinanza svedese di Alaaalddin Alamin fa sorgere obblighi giuridici per lo Stato svedese ai sensi dell'articolo 36 della Convenzione di Vienna sulle relazioni consolari (1963). La negazione della detenzione da parte delle autorità delle SDF ha fatto sì che tali obblighi rimanessero del tutto inadempiuti.

4.6 La dimensione del diritto penale internazionale

Quando i fatti documentati sono considerati nel loro insieme, e nel contesto della repressione sistematica diretta contro la popolazione curda in Siria, gli atti in questione possono integrare gli elementi dei crimini contro l'umanità ai sensi dell'articolo 7 dello Statuto di Roma.

SCHEMI SISTEMATICI: LA POLITICA DI VIOLENZA DEL PKK CONTRO I CURDI

Il caso Alaaalddin Alamin non è un evento isolato. È l'anello più recente di una politica di violenza profondamente radicata e sistematica applicata dal PKK — un'organizzazione con una storia operativa di 50 anni — contro i curdi che rifiutano di sottomettersi o di integrarsi nelle sue strutture.

5.1 Repressione politica: uno schema sistematico esteso su oltre un decennio

Dal rapporto del 2014 di HRW, la repressione politica è proseguita come politica generalizzata diretta contro membri di partiti di opposizione, attivisti, giornalisti e comuni cittadini che resistono all'inquadramento nelle strutture del PKK. L'analista Kyle Orton ha documentato 40 assassinii attribuiti al PKK tra il 2012 e il 2014.

LE RETI DEL PKK IN EUROPA E LA MINACCIA ALLA SOCIETÀ CIVILE

6.1 Organizzazione occulta sotto copertura legale

L'organizzazione terroristica PKK si è organizzata in tutta Europa per decenni attraverso entità legalmente costituite quali associazioni culturali, organizzazioni di aiuto, organi di stampa e strutture di lobby politica. La Germania, il Regno Unito, la Svezia, i Paesi Bassi e il Belgio, tra gli altri, hanno designato il PKK come organizzazione terroristica; tuttavia, un'indagine esaustiva sull'intera rete europea rimane inadeguata.

6.2 Il telefono svizzero: la connessione europea

Un elemento particolarmente sorprendente di questo caso è che la chiamata con cui si informava il padre di Alamin del corpo di suo figlio fu effettuata da un telefono registrato in Svizzera verso il territorio siriano controllato dalle SDF. I servizi di sicurezza svizzeri e svedesi hanno l'obbligo di indagare con urgenza su tali questioni.

RICHIESTE E RACCOMANDAZIONI

7.1 Al Governo della Svezia

  • Deve essere immediatamente avviata un'indagine penale indipendente ed esaustiva sulla morte di Alaaalddin Alamin.
  • I canali diplomatici devono essere attivamente attivati nei confronti delle autorità SDF/PKK, esigendo l'accertamento delle responsabilità.
  • Tutti i membri della famiglia — compresi Zainab Mohammed (madre), Ali al-Amin (zio) e Bushra Alamin (sorella) — devono ricevere sostegno statale, rappresentanza legale e assistenza psicologica.
  • Tutte le prove, compresi il filmato video, il certificato di morte falsificato e i rapporti forensi indipendenti, devono essere messe in sicurezza e trasmesse alle autorità internazionali.

7.2 Alle Autorità Svizzere

  • Il numero di telefono svizzero utilizzato per contattare la famiglia in merito al corpo, e la sua rete organizzativa, devono essere oggetto di indagine.
  • Deve essere avviata un'indagine su eventuali attività di coordinamento collegate al PKK sul territorio svizzero.

7.3 All'ONU e agli Organismi Internazionali

  • Il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie deve essere informato e sollecitato ad agire su questo caso.
  • La Commissione d'Inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria deve continuare a includere le violazioni commesse dalle forze del PKK all'interno delle SDF contro i civili nell'ambito del proprio mandato di indagine.
  • L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani deve condannare esplicitamente questo caso ed esigere l'accertamento delle responsabilità.

7.4 Alle Istituzioni Europee per i Diritti Umani

  • Il Consiglio d'Europa deve inserire formalmente all'ordine del giorno le violazioni dei diritti umani di matrice PKK nel Rojava.
  • Il Parlamento europeo deve istituire una commissione speciale per indagare direttamente sulla situazione dei diritti umani nel Rojava e sulle reti di pressione del PKK dirette contro la diaspora europea.

7.5 Alle Organizzazioni Internazionali per i Diritti Umani

  • Amnesty International e Human Rights Watch devono includere questo caso come caso aggiuntivo nelle loro agende di indagine esistenti.
  • EKRW continuerà a trasmettere il presente rapporto a tutte le organizzazioni pertinenti e a mantenere il caso all'ordine del giorno nelle piattaforme internazionali.